Potrebbe essere uno degli ultimi divieti imposti dalla Legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (pma) a ‘cadere’ sotto la scure dei giudici: è quello che impedisce di donare per l’impiego nella Ricerca scientifica gli embrioni crioconservati e abbandonati. Entro giugno è infatti attesa la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che si pronuncerà su questo caposaldo della legge sulla base del ricorso presentato nel 2012 da Adele Parrillo, una delle ‘vedove di Nassiriya’. ”Adele ed il suo compagno, il regista Stefano Rolla morto nella strage di Nassiriya nel 2003 – sottolinea l’avvocato e segretario dell’Associazione Coscioni, Filomena Gallo – prima dell’entrata in vigore della legge 40 nel 2004, avevano deciso di effettuare la fecondazione assistita ed erano stati prodotti degli embrioni poi crioconservati. Dopo la morte del compagno, Adele Parrillo ha però rinunciato al progetto, chiedendo successivamente di donare gli embrioni alla Ricerca, opzione vietata però dalla legge 40. Per questo, ha presentato ricorso alla Corte di Strasburgo contro tale divieto”. L’udienza si è svolta lo scorso giugno ed ora è attesa a breve la decisione della Corte. Contemporaneamente, precisa Gallo, ”era stato sollevato il dubbio di legittimità costituzionale per tale divieto anche dinanzi alla Consulta, ma si è poi chiesto il rinvio dell’udienza in attesa della pronuncia della Corte di Strasburgo”. Insomma, uno degli ultimi ‘punti caldi’ della Legge potrebbe essere scardinato: ”L’utilizzo ai fini della Ricerca degli embrioni abbandonati sarebbe importantissimo dal punto di vista scientifico – sottolinea Gallo – mentre oggi questo settore di ricerca è in difficoltà dal momento che le staminali embrionali possono solo essere importate dall’estero”. Ma, oltre al caso Perrillo, gli embrioni sovrannumerari dichiarati in stato di ‘abbandono’ nei vari centri di pma italiani sono circa 3.000: se cadesse il divieto, si prospetterebbe dunque anche per questi embrioni la possibilità di impiego per la Ricerca. L’attesa sentenza va quindi a colpire uno degli ultimi punti controversi della normativa italiana: in questi anni sono stati infatti già eliminati il divieto di produzione di più di tre embrioni e crioconservazione, l’obbligo contemporaneo di impianto di tutti gli embrioni prodotti, il divieto di fecondazione eterologa e di accesso alla diagnosi pre-impianto per le coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche. La legge ”è stata di fatto ‘smontata’ pezzo per pezzo dai giudici – sottolinea Gallo – e dopo la pronuncia di Strasburgo su questo punto, sarà fissata l’udienza alla Consulta”. Si tratta, rileva, di una ”battaglia per la giustizia e i diritti”. Così come lo sarebbe quella contro un ultimo aspetto della Legge 40: il divieto di accesso alla fecondazione assistita per i single e le coppie omossesuali. Al momento ”non ci sono procedimenti in corso su questo punto, e manca una normativa generale di riferimento – afferma Gallo – ma non escludiamo che dei ricorsi possano essere presentati a breve, per denunciare – conclude – il mancato riconoscimento di diritti fondamentali sulla base del principio di uguaglianza di tutti i cittadini”.

Fonte: (Manuela Correra, per agenzia Ansa)

maggio 25, 2015
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