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Legge 40 compie 11 anni e ad aprile torna ancora alla Consulta

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Compie 11 anni la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (pma) e torna ancora una volta al vaglio dei magistrati. E’ prevista infatti ad aprile, a poche settimane da questo suo ‘compleanno’ (il 10 marzo del 2004 e’ entrata in vigore) l’udienza della Corte Costituzionale che dovrà pronunciarsi sul divieto di diagnosi preimpianto per le coppie fertili con patologie genetiche trasmissibili ai figli.

Sottoposta a referendum, la legge 40 è stata uno dei provvedimenti più contestati della storia repubblicana, tanto da essere ‘smontata’ pezzo pezzo nelle aule di tribunale per ben 33 volte. Da quelli di primo grado fino alla Corte Costituzionale e la Corte europea dei diritti di Strasburgo, i giudici hanno eliminato 4 divieti, tra cui l’ultimo è stato quello di fecondazione eterologa. Ma le battaglie giudiziarie non sono ancora terminate. Come spiega una scheda dell’associazione Luca Coscioni, che ha seguito legalmente diverse coppie in questi anni, è prevista per il 14 aprile infatti l’udienza davanti alla Consulta in cui verrà discussa la legittimità costituzionale del divieto diagnosi preimpianto per le coppie fertili con patologie genetiche trasmissibili ai figli, e si è in attesa di udienza sia presso la Consulta che la Grand Chambre della Corte europea per il divieto di utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica e la revoca del consenso. In questi anni, sono stati eliminati il divieto di produzione di più di tre embrioni e crioconservazione, l’obbligo contemporaneo di impianto di tutti gli embrioni prodotti, il divieto di fecondazione eterologa e di accesso alla diagnosi pre-impianto per le coppie infertili, mentre è rimasto in vigore il divieto di accesso alla fecondazione assistita per i single e le coppie omossesuali.
E’ un bilancio positivo quello di questi 11 anni – spiega Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni – perchè sono stati cancellati i divieti più brutti, grazie al lavoro delle associazioni di pazienti come la nostra, a cui si sono rivolte molte coppie. E’ stata una battaglia per la libertà di accesso alle tecniche e di garanzia del rispetto del diritto alla salute”. Questi 11 anni hanno però evidenziato, conclude Gallo, ”la distanza e l’inadeguatezza del Parlamento sui temi che riguardano la libertà delle persone. Sarebbe opportuno che intervenisse prima della Consulta, ma credo che rimarremo delusi ancora una volta.

 

Fonte: Ansa

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